Bibliografia
"Ipercorpo" Editore:
Editoria e Spettacolo, Roma 2005
"parole dal corpo"
Editore: Editoria e Spettacolo, Roma 2003
Intervista per RomaEuropaFestival, 2003
Distribuzione in cd-rom
Intervista
sulla rivista mensile "Lui - guidemagazine" Febbraio 2006
pubblicazione sulla rivista mensile "Lo Straniero - arte cultura scienza
società" numero 73 Luglio 2006
Intervista
per sito e pubblicazioni di "altre velocità" in occasione
di Vie-scena
contemporanea festival Ottobre 2006
Intervista per il Mensile d'informazione Danza & Danza n. 214 - Gennaio/Febbraio 2009
Rassegna stampa - estratti
La ricerca di Fabrizio Favale
Tra il sole e i corpi dei danzatori
Fabrizio Favale è un danzatore di
grande esperienza e rigore: dopo essersi formato con maestri della
scena internazionale, ha fatto parte della compagnia di Virgilio Sieni.
Da qualche anno opera a Bologna. Ha creato un proprio gruppo, Le
Supplici, ora in residenza al teatro di Casalecchio. Come coreografo è
un esploratore: da alcuni anni sta viaggiando nella materia
immaginifica del Mahabharata, l’immenso poema indiano. Ha presentato in questi giorni il V episodio, Kauma,
in greco quella calma che pervade il corpo sotto il calore del sole,
uno stato senza velocità né stasi. La sua compagnia è molto cresciuta:
i cinque interpreti non raccontano, danno accelerazione fisica o
entropia a immagini baluginanti in una luce rarefatta che definisce,
insieme a musiche incalzanti, spazi e azioni. Siamo in un Oriente
immaginato: le torsioni e i repentini stop dei corpi, i ghirigori delle
braccia disegnano figure che richiamano bassorilievi di templi indù; i
suoni virano elettronicamente motivi e strumenti tradizionali, voci di
mercati, abbandoni in un altrove fascinoso.
di Massimo Marino
su
"Ermanno Olmi" secondo episodio dal Progetto MAHABHARATA - episodi
scelti
Il
mito silenzioso
Fabrizio Favale e la sua ricerca sul Mahabharata indagano le molteplici possibilità
di un inizio.
"Ermanno
Olmi" è il titolo del primo episodio del progetto di ricerca biennale
Mahabharata di Fabrizio Favale, danzatore e coreografo della formazione bolognese
Le Supplici. Il punto di partenza dell'intera opera è proprio il libro
mitologico orientale Mahabharata, o storia della grande lotta fra i Bharata,
che si compone di circa 110.000 strofe, ed è il più grande poema
in versi mai scritto. Nell'impossibilità di comprendere il complesso
dei miti stessi, Fabrizio Favale lascia libero il corpo che diventa ricettacolo
di una vertigine, luogo di tremiti, pause, torsioni, piccole riprese. Il mito
è ricondotto al corpo. Il testo al silenzio. Lo spazio al semplice accadere.
Il progetto, caratterizzato da una dilatazione progettuale per tappe, si compone
di cinque raggruppamenti di episodi e ricerche, preceduti da un prologo intitolato
"Trentaseimila fuochi" e presentato pochi mesi fa durante l'ultima edizione
estiva del festival Danza Urbana di Bologna. L'episodio "Ermanno Olmi" si concentra
sui primi tre capitoli del libro orientale, e sonda le molteplici possibilità
di un inizio. Il lavoro che si compone di tre capitoli, è magistralmente
strutturato in accordo con il luogo dell'ex chiesa di San Mattia, a Bologna.
Nel primo capitolo, "La coperta di Prajapati", Favale è solo nella grande
navata della chiesa sconsacrata. Porta con sé una coperta. La luce, sapientemente
studiata, scandisce un'anomala temporalità sul corpo del performer. La
coperta diventa un oggetto sacro capace di estendere i movimenti oltre il corpo,
di prolungare l'azione stessa del danzatore. Il suono, che sembra seguire i
lenti cambiamenti delle luci, amplifica il costante incedere del tempo, in una
dimensione di continuo ri-accadere. Il gesto, nella sua sospensione, custodisce
un segreto. Nel capitolo secondo, dal titolo "La coperta degli altri, Manasaputra",
il performer non è più solo. Arriva una donna. Mentre sullo sfondo
dieci ragazzi azionano delle corde che muovono quattro teli neri sospesi nello
spazio della navata centrale. I teli sembrano letteralmente fluttuare nell'aria,
come astratti presagi sull'azione dei due danzatori. Azione nascosta all'attenzione,
quasi rubata dalla danza delle cortine funebri. Se la coperta nel capitolo I
era prolungamento dell'azione del performer, una sua necessaria amplicazione
fisica, nel finale del capitolo II diventa il luogo dove nascondere il corpo
dell'altro. E una volta nascosto il corpo, l'azione (e lo spettacolo) termina.
Il pubblico applaude. I performer escono e ringraziano. Il pubblico applaude
ancora. Poi, mentre alcuni spettatori si preparano a lasciare la sala, il terzo
capitolo . Capitolo III "lo stendardo di Garuda (capitolo segreto)", appare.
E come tutte le apparizioni è breve e folgorante. Appaiono lo stendardo
di Garuda e la scimmia dello stendardo di Arjuna.
Nello spettacolo non v'è risoluzione. Né conclusione. È
l'inizio di qualcosa che deve ancora avvenire, o che è già accaduto
e il pubblico può solo ricordare. Se la danza è un gesto che avviene
nel tempo prima che nello spazio, come dice il filosofo Giorgio Agamben, lo
spettacolo di Fabrizio Favale lavora alla creazione di un'azione nel segno di
questa dimensione cronotopica.
Jacopo Lanteri
spettacolo visto il 10 dicembre
[exibart]
su
IIH - 2004
Una manciata di minuti ipnotici e incantanti: ecco Le Supplici di Fabrizio Favale.
Abbiamo qui assistito alla celebrazione di un rito svuotato di pathos e di sangue,
depurato, immerso nella luce azzurra, una luminescenza fredda, una decantazione
-come il suono indefinibilmente antico che accompagna l'azione, come l'ostica
e provocatoria impronunciabilità del titolo: II H.Da tempo il lavoro
di ricerca di Le Supplici ha preso una strada affatto personale, nel segno di
una ricerca che va perennemente oltre, verso il vuoto. I movimenti privati di
sentimento, di partecipazione, di emotività non riconducono, però
all'universo razionale; la via intrapresa è un'altra: è l'avventurarsi/essere
avventurati verso una dimensione misterica e automatica, un'iniziazione al nulla,
è l'attesa del movimento per inerzia, l'attimo colto, dilatato, infinitizzato,
e poi negato. Favale procede coraggiosamente sulla linea "incomunicabile": e
il risultato ogni volta spiazza.
di
Emilio Cristobàl
su
The unclean rest - 2003
da:
l'Unita
"Corpi nudi e sfuggenti per riappropriarsi della città"
Bologna
(...) Partiamo proprio da quel sottopassaggio fra Ugo Bassi e Marconi. Sette
cancelli chiusi.
Mattonelle sbiadite. Ragazzi (ma non solo) accalcati sui gradini cercando di
vedere flash di una installazione di corpi in movimento. L'autore è Fabrizio
Favale, già danzatore con Virgilio Sieni, vale a dire uno dei maestri della
danza contemporanea italiana. Sfida la pazienza, cioè la capacità di attesa,
concentrazione e ascolto dello spettatore. Qualche suono, qualche segno, dei
bastoni per terra fanno intuire un'azione. I due danzatori appaiono, nei diversi
punti di visione, per pochi secondi, con immagini che subito svaniscono, pose
magiche o eroiche e slogature improvvise. Domina il vuoto dello spazio. Lo squallore
dell'abbandono. La città sotto le vetrine. Infine, mentre giri per cercare di
vedere meglio da un'altra entrata, ti accorgi che le grate sono state aperte,
c'è gente dentro, in fila davanti a quelli che erano gli orinatoi. Fiori bianchi
in uno scorcio visibile per pochi minuti, per terra nei cessi; corpi nudi che
appaiono di spalle dimenandosi, e subito scompaiono. La danza lavora sull'attimo
e sull'evanescenza, si enfatizza nella tensione all'immagine levigata, si corrompe
e si nega arrivando a mettere in scena l'ansia di consumare spettacolo dello
spettatore. Apre assenze.
di Massimo Marino
su
"Danza delle Bende" studio per "Prodigio del Fellatore | opera
scorpione" 2003
Museo
di storia naturale Bottego a Parma: tra le bacheche di animali imbalsamati,
vetrine fitte d'ogni specie, Fabrizio Favale, autore di musica e coreografia,
ha danzato, insieme a Martina Danieli, 36°, "prima impronta di un'opera
non ancora esistente", un breve studio di grande precisione; i corpi scorrono
da equilibri e sconnessioni, gli sguardi assenti, una strana inquietudine nei
corpi...dalla creazione artistica a forme di indagine scientifica, che ora anche
un pò turbano. Bravissimi Favale e Danieli: con molti applausi infine all'uscita,
nel corridoio del palazzo dell'Università.
Valeria Ottolenghi
Gazzetta di Parma
TUTTO
TEATRO
DUE PERCORSI ASSEMBLATI
bw: e Danza delle bende, lavori di Mk e Le Supplici al festival cosentino.
Entrambe le formazioni si interrogano sullo sguardo dello spettatore nel volgersi
del processo creativo
(...)
La stessa logica aperta ha distinto uno dei lavori più interessanti della proposta
spettacolare. Uno spettacolo non finito che è stato in realtà l'assemblaggio
di due percorsi a confronto elaborati da due formazioni tra le più interessanti
della nostra danza. Sulla ricerca applicata alla strutturalità performativa
hanno infatti operato Mk e Le Supplici, interrogatesi con bw: e "Danza
delle bende" sullo sguardo dello spettatore nello svolgersi del processo
creativo. (...) Assai
diversa la danza delle bende di Fabrizio Favale, affiancato sulla scena da Carlo
Cuppini. Quella del giovane coreografo è infatti un'opera "in progress" che
parte dalla certezza di un solo nucleo, variamente sviluppato nella sua virtuale
curva temporale. Dalla ricognizione sulla durata, sulle isole che dal bianco
(colore dominante del lavoro) iniziano a mostrare ombre di contorni, deriva
il riconoscimento di una drammaturgia che rischia di portare questo lavoro più
vicino al teatro-danza di quanto non ci s'aspetti. Al livello attuale paiono
riconoscibili i contorni di un arcipelago definito che ci rimanda ad echi di
archetipi mediterranei, antichi miti dell'Africa settentrionale.
In entrambi (ed è un dato che va rilevato) è notevole il livello d'elaborazione
sonora, arrivando a sfiorare un concetto che potremmo definire d'ingegneria
sensibile. Questo fa riflettere sulla posizione in cui questa ricerca vada collocata.
Appare infatti netta la frattura con la tradizione della danza contemporanea
europea in favore di una rielaborazione hi-tech della dialettica bio-energetica
propria di certa danza orientale che arriva fino al Buto, e che qui si risolve
nell'incognita di cui si va appunto in cerca e che sta a far da sintesi all'opposizione
impulso-suono (o non suono).
di
Gian Maria Tosatti
A COSENZA LA V EDIZIONE DI
PRIMAVERA DEI TEATRI 2MILA3NUOVI LINGUAGGI DELLA SCENA CONTEMPORANEA
Seconda giornata di Primavera dei Teatri: corpi e sensibilità in cerca
di un nuovo campo magnetico nel quale riconoscere i propri punti cardinali,
nel quale riorientare la propria bussola, smarrita, perduta o semplicemente
incantata da tempo in una sola direzione. Una sfida che chiede arditezza e non
teme indeterminatezza.
Mk di Michele Di Stefano e Fabrizio Favale de Le Supplici, due fra le più sensibili
compagnie italiane di danza contemporanea, che centrano le loro produzioni sull'equilibrio
impossibile fra l'opera e il suo sovvertimento. Il gruppo de Le Supplici ha
presentato Danza delle bende "è un fragile spalancamento o un tuffo a naso
tappato in un'opera in costruzione e non finita: "Prodigio del fellatore". Momentaneamente,
esponiamo di quest'opera oggetti fatti d'energia pura stagliati nella chiarità.
Desideriamo strappare uno sguardo assolutamente prematuro".
da: aise agenzia quotidiana internazionale stampa estero
direttore responsabile Giuseppe Della Noce
su
"Fade out Fidia" 2002
.ad
affascinare il pubblico la compagnia Le Supplici, con "Fade out Fidia"spettacolo
di grande effetto visivo.La scena si stempera in una luce bianca e gli elementi
si appiattiscono e si liquefanno nel non colore; i danzatori sembrano rimanere
accecati dalla forte luminosità e partecipano come colori all'insieme della
scena.
Paola Naldi
La Repubblica
Il
Tirreno
"Danza
in bianco e nero"
su
Fabrizio Favale e "Ganimede Show" 1999
Ganimede
Show, lato buio del mito..uno dei danzatori più noti della nuova danza dell'ultimo
decennio, Fabrizio Favale, già interprete di spicco in importanti compagnie,
presenta al Litta di Milano Ganimede Show.
Elisa Vaccarino
Il Giorno
.Ganimede
una danza feroce.Per la prima volta a Milano, i danzatori di Le Supplici (compagnia
fondata da Fabrizio Favale) si servono di molteplici strade per ottenere un'azione
teatrale.un'esplosione in mille direzioni dell'argomento affrontato.
Manuela Binaghi
La Repubblica
Fabrizio
Favale è un esponente di un percorso a destinazione corporea. Inflessione all'astrattismo
venato di malinconie del desiderio, la pièce si raccorda sui toni della danza
pura che procede per scarti e sfasamenti temporali nel raccontare il mito di
Ganimede. Amore spossessato, voragine dell'oblio, dolore labirintico, l'opera
di Fabrizio Favale Ganimede Show si muove sui registri delle geometrie plastiche
aeree e chiusure a terra immobili di una immobilità interiore che ha origine
dai significati del gesto.l'impressione è quella di una messa a fuoco del particolare,
agito da un danzatore di rango.
Paolo Ruffini
Primafila
.non
mancano lampi d'emozione nella danza di Fabrizio Favale, mercuriale e nervosa.
Rossella Battisti
L'Unità
.Fabrizio
Favale è la carta a sorpresa, le molte virtù tecniche, vivificate dall'energia
giovanile, gli annunciano un radioso futuro.
Enrico Gatta
La Nazione
.ed
è una danza bellissima, concentrata, asciutta di pathos geometrico, resa splendidamente in
particolare da Fabrizio Favale.
Elisa Vaccarino
Il Giorno