Biografia
Coreografo: Fabrizio Favale

La sua danza è orientata all’astrazione, tipica delle tecniche di provenienza americana con cui si formato. I paesaggi coreografici che disegna nei lavori sembrano rimandare di volta in volta a lontananze di mondi sconosciuti, in cui la danza in quanto tale si presenta come orizzonte libero da interpretazioni e classificazioni.
Dentro i disegni coreografici che inventa, fatti di innumerevoli movimenti inediti e rapidi passaggi da una qualità all’altra, non è raro riconoscere anche un vasto riutilizzo di elementi tecnici del balletto classico e del contemporaneo.
Tuttavia, in questo orizzonte di astrazione, una corrente sotterranea sembra attraversare i suoi lavori, una corrente tellurica ed eterea allo stesso tempo, che forse proviene dalla frequentazione dei paesaggi più aspri e selvaggi della terra italiana, fatta di pietraie desolate, ambienti vulcanici, isole remote, ghiacciai alpini, greggi di animali. Lavora spesso in contesti naturali all’aperto dove ricava immagini e suggerimenti per l’invenzione dei movimenti danzati.
All’inizio del suo percorso nella coreografia si è spinto a spaziare fra studi sulla cultura folclorica e sulla fiaba europea, fino ai miti orientali e ai miti primitivi, studi che hanno influenzato parte del percorso creativo iniziale.
Nei lavori degli ultimi anni invece, ha iniziato a disegnare qualcosa di più inclassificabile, paesaggi siderali e atmosfere quasi aliene. “Ma noi vogliamo dimostrare che forse non è l’uomo ad essere l’oggetto prediletto della danza, ma qualcosa d’irraggiungibile, stellare.” [da intervista al Corriere della sera 26/03/2014]. Con questa dichiarazione Favale sembra quasi voler porre le pratiche della danza in una dimensione di totale alterità alle vicende del mondo, una dimensione che dialoga col mondo proprio perché mondo non è.

 

Studia balletto classico con Denis Carey, Victor Litvinov, Sue Carlton Jones. Tecniche contemporanee con i maestri Andé Peck, Roberta Garrison, Jeff Slayton, Betty Jones, Nina Watt, Irene Hultmann, Louise Burns, Alwin Nicholais.
Fin da giovanissimo gli vengono assegnate numerose borse di studio fra cui Full scholarship all’American Dance Festival, Duke University, USA nel 1990.

Dal 1991 al 2001 danza per la Compagnia Virgilio Sieni Danza. A 19 anni gli viene assegnato il premio “Nati per la danza” presso il Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia e a 26 è nominato “miglior danzatore italiano dell’anno 1996″ dal Premio G. Tani.

Dal 1999 ad oggi ha creato oltre 30 coreografie, ricevendo premi in Spagna, Germania, Italia e Serbia e rappresentate in ambito internazionale in numerosi festival e teatri come Théâtre National de la Danse Chaillot Parigi, Biennale de la Danse de Lyon, La Biennale di Venezia, Suzanne Dellal Tel Aviv, SIDance Seoul, Varna International Festival e molti altri.

I suoi lavori sono stati coprodotti da Théâtre National de la Danse Chaillot Parigi, MUSEION – Museo Nazionale delle Arti di Bolzano, Tanz Bozen Festival, Festival MilanOltre, Milano.

Nel 2011 in occasione della presentazione del lavoro “Un ricamo fatto sul nulla” presso il Gran Teatro dell’Accademia Nazionale di Danza a Roma riceve la “Medaglia del Presidente della Repubblica al talento coreografico italiano”.

La sua attitudine alla ricerca lo porta ad inventare una serie di formati performativi sperimentali, che verranno inseriti nelle programmazioni di Festival e Teatri italiani. Ricordiamo qui i principali: “Piattaforma della Danza Balinese” (2014-2015) per il Festival di Santarcangelo e “Circo Massimo” (2016-2017) per il Teatro Duse di Bologna.

Collabora con musicisti e compositori come i Mountains (USA), Teho Teardo (IT), Daniela Cattivelli (IT).

Il suo progetto outdoor Le Stagioni Invisibili – Ciclo Coreografico Infinito 2018-2021, ha ricevuto il Premio di Produzione PerChiCrea 2019 di Siae e Mibac ed è stato selezionato da Big Pulse Dance Alliance come uno degli otto migliori progetti outdoor europei 2021.

Dal 2018 con il duo First Rose (Fabrizio Favale e Andrea Del Bianco) disegna anche scene, costumi e manufatti, che innestano talvolta i lavori coreografici con un’enigmatica figurazione di strani esseri, come ibridi del mondo organico e inorganico.

Per il triennio 22-24 Fabrizio Favale è nominato Artista Italiano Associato di MILANoLTRE, Teatro Elfo-Puccini Milano

Lavori

1999 Ganimede Show
2000 Vent
2003 Opera scorpione
2003 The unclean rest 2003
2005 II H
2005/2008 Mahabharata – episodi scelti,
2008 Kauma
2008 Il gioco del gregge di capre
2009 Se fossero le Alpi
2011 Infanzia di San Francesco d’Assisi
2011 Un ricamo fatto sul nulla
2012 Isolario
2013 Cartografia disabitata
2014 Alberi
2014 Fantasmata (lecture / performance)
2014 Orbita
2015 Ossidiana
2015 Hood
2016 Giuliano
2018 Circeo
2018 / 2021 Le Stagioni Invisibili – Ciclo Coreografico Infinito
2018 Argon
2019 The Rain Sequence
2020 Lute
2020 The Wilderness
2020 The Halley Solo
2021 Alce
2021 Icelandic Ufo
2022 Winter Solo
2022 Winter Forest

Premi e Riconoscimenti

– Medaglia del Presidente della Repubblica come Miglior talento coreografico italiano 06-07-2011 Roma, Gran Teatro dell’Accademia Nazionale.

– Secondo premio miglior coreografia per “Un ricamo fatto sul nulla” 30-10-2011 Festival 16Masdanza, Spagna

– Terzo premio miglior coreografia per “Un ricamo fatto sul nulla” 05-11-2011 No Ballet Ludwigshafen, Germania

– Primo premio miglior coreografia per “Il gioco del gregge di capre” 23-10-2010 Festival 15Masdanza, Spagna

– Primo premio miglior coreografia per “Il gioco del gregge di capre” 12-05-2009 Belgrado National Theater, Serbia

– Premio Fondo Fare Anticorpi, promosso da Ater Danza e Rete Anticorpi ER per il lavoro “Isolario” 18/06/2012 Bologna

– Coproduzione fra Ater Danza, Fondazione Nazionale per la Danza Reggio Emilia e Rete Anticorpi per i lavoro “Orbita” 2014

– Coproduzione fra Danae Festival Milano e Teatri di Vita Bologna per il lavoro “Alberi” 2014

– Tre anni di residenza artistica presso Teatro Comunale di Casalecchio di Reno (Bologna) a cura ERT Emilia-Romagna Teatro Fondazione, 2005-2008

– La compagnia è uno dei 4 gruppi italiani selezionati per The Italian Show Case. Dance Base Fringe Festival of Edinburgh, Scozia, 2013

– 2016 Il lavoro “Ossidiana” è invitato alla Biennale de la Danse de Lyon

– 2018 Il lavoro “CIRCEO” è coprodotto da Théâtre National de la Danse Chaillot, Parigi

– 2019 il progetto LE STAGIONI INVISIBILI – CICLO COREOGRAFICO INFINITO / The Creation of Seasons vince il Premio di Produzione “PerChiCrea” di SIAE e MIBAC

– 2019 Il lavoro “Argon” vince il premio Danzaurbana XL 2019

– 2020 I lavori “Lute”, “Ibis Tanz” e “The Wilderness” sono coprodotti dal Festival MilanOltre

– 2021 I lavori “ALCE” e “Icelandic Ufo” sono coprodotti dal Festival MilanOltre

– 2021 Il lavoro “ALL ANIMALS” dal progetto LE STAGIONI INVISIBILI – CICLO COREOGRAFICO INFINITO è stato selezionato da Big Pulse Dance Alliance come uno degli otto migliori progetti outdoor europei 2021

– Per il triennio 22-24 Fabrizio Favale è nominato Artista Italiano Associato di MILANoLTRE, Teatro Elfo-Puccini Milano

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“Il coreografo poeta”
Corriere della Sera, 26/03/2014
di Massimo Marino
“Il ricamo misterioso di questo danzatore principe della coreografia e del filosofico ghirigoro sul nulla, Fabrizio Favale è coreografo poeta. La sua danza è capace di dare alla tecnica voce filosofica e interiore. Non c’è storia: è fatta di intrecci, di “imitazioni” del vento, della natura, del movimento degli animali, di impalpabili eppure concretissime variazioni atmosferiche, di ghirigori rapinosi. La sua compagnia Le Supplici, è bolognese ma, come spesso avviene, è più facile vederla all’estero, dove ha vinto parecchi premi. Per Favale la danza è un modo per esplorare le cose, l’universo. Scrive “Ma noi vogliamo dimostrare che forse non è l’uomo a essere l’oggetto prediletto della danza, ma qualcosa d’irraggiungibile, stellare.” …Gli interpreti, bravissimi, sono insieme controllati e pronti a metamorfosi iperboliche fatte di un gesto. Un altro. Un fuoco, una fiamma fatta di corpi, di mani, di braccia, una leggera sospensione del tempo che macina e trasforma la presenza del corpo. Un vento che trascina e trattiene. Un sollevarsi all’essenza.”

 

CON LE SUPPLICI UN CIRCEO VULCANICO
di Rodolfo di Giammarco, la Repubblica 25/06/2018
Spettacolo visto al Teatro Argentina, Roma 23/06/2018 Rassegna “Grandi Pianure”

In “Circeo” di Fabrizio Favale irrompono le esalazioni di un vulcano, campeggiano su un lato le installazioni di una coppia di speleologi di faglie eruttive, s’intravedono sul fondo i riflessi di crateri accesi, e poi il fondale liscio e di ghiaccio si scioglie per dare spazio a una muraglia di lava. In questo contesto sbalzato dalla natura, gemellante a un’Islanda il promontorio mitico del Tirreno dove Ulisse incontra Circe, Favale materializza una coreografia di rara forza antropologica, un sommovimento primitivo cui dà corpo, oltre ai due performer scientifici citati, una schiera di sette danzatori brutali, virulenti, direi soprattutto selvatici, con impressa la scorza ruvida degli uomini ancestrali dei ritratti del genio naif Gino Covili. Non bastasse, questo bellissimo, misteriosissimo e telluricissimo “Circeo” – vero spettacolo internazionale con battesimo coproduttivo al Théatre de Chaillot di Parigi, approdato all’Argentina nell’ambito della rassegna “Grandi Pianure” del Teatro di Roma – incamera presenze zoomorfiche, adotta passaggi di interpreti mimetizzati da pelli di animali, come a evocare anche un bestiario, un graffito da caverna remota. Eppure questo lavoro di Favale e della sua compagnia Le Supplici, proprio in quanto non narrativo, in quanto buio o accecante, in quanto energicamente tribale, io lo trovo pervaso di una contemporaneità che metabolizza il nostro inconscio, la nostra afasia, la nostra compulsività nascosta. È un’altra razza più brusca e diversamente corporativa di quella dei guerrieri della bellezza di Jan Fabre, la razza di questi intrepidi esploratori, sincronici antieroi, solitari lupi della scena, ma qualcosa di imparentabile nel Dna a me pare che sussista, al di là delle radici americane che legittimamente Favale attribuisce al suo praticantato d’oltreoceano. Poi, certo, alcune dinamiche seguono le cadenze seriali del suono-rumore originale di Daniela Cattivelli e dei cespiti scelti dai Mountains, dai Sigur Ros, da Alex Somers, da Windy & Carl. Ma c’è pure un ritmo emesso dalle anatomie di queste creature in cattività, in tempesta.

 

“Calligrafismo, forme edonistiche leggere e impalpabili. Favale è autore di un ordito talmente leggero da risultare molto più “effimero” della danza stessa”.
Carmelo Antonio Zapparrata – artearti.net

 

“Quello che disegna è un gesto rapido e leggero, che addomestica il tempo (tutto quello che occorre, fino alla quasi-immobilità) e rende palpabile lo spazio con le torsioni del busto, i guizzi delle braccia e un impulso rotatorio di ascendenza orientale. E’ una danza quasi sacra, densa di pensiero e mai superflua, un ricamo volatile e tanto più prezioso”.
di Maria Cecilia Bizzarri DANZA & DANZA