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Kauma

Kauma è stato realizzato in residenza presso il Teatro Comunale A. Testoni di Casalecchio di Reno (BO) a cura di ERT. Presentato in forma di anteprima-studio nello stesso teatro in Aprile 2007 e in Giugno 2007 al Kitazawa Town Hall di Tokyo. Il Lavoro è rientrato fra i 12 finalisti del Premio Internazionale Biennale per la Coreografia 2008 in Aarhus, Danimarca (The Aarhus International Choreography Competition 2008, Denmark) selezionato fra proposte provenienti da 42 paesi da 4 continenti.

"(...) i cinque interpreti non raccontano, danno accelerazione fisica o entropia a immagini baluginanti in una luce rarefatta che definisce, insieme a musiche incalzanti, spazi e azioni. Siamo in un Oriente immaginato: le torsioni e i repentini stop dei corpi, i ghirigori delle braccia disegnano figure che richiamano bassorilievi di templi indù; i suoni virano elettronicamente motivi e strumenti tradizionali, voci di mercati, abbandoni in un altrove fascinoso".
di Massimo Marino

Questo spettacolo è l'ultimo di una lunga serie di episodi dal ciclo "Mahabharata - episodi scelti", ideato da Fabrizio Favale Le Supplici e dedicato all'omonima epopea indiana. Il progetto ha avuto una durata di tre anni e all'interno del percorso sono intervenuti artisti provenienti dalle più varie modalità di ricerca: da Mk (Roma) a Francesca Caroti, Roberta Mosca e David Kern (The Forsythe Company). Kauma, lungi dall'essere una conclusione di un percorso, è più appropriatamente, per il gruppo ideatore, un passaggio: un'improvviso richiamo fra un paesaggio immaginativo e un altro. E questo richiamo è avvenuto inizialmente fra due termini: il sanscrito tapas e il greco kauma. Tapas, è “Ardore”, “l'ardore cosmico e simultaneamente l'ardore interno alla mente, assimilabile a quello della cova”. Si ritiene una pratica yoga antichissima praticata dai Brahmani di epoca Vedantica. Kauma, è “calore ardente del Sole” ma anche "quello stato proprio del corpo che non ha intenzione di velocità, ma neanche di stasi". Da questo termine greco deriva la nostra parola “calma”.

Il lavoro inizia, si sviluppa e si conclude al suo interno molte volte, in modo del tutto simile a un album musicale che presenta un solo testo per tutti i dodici brani. La costante visiva dello spettacolo è l'alternanza fra luce-oscurità combinata con lentezza-velocità-dinamica del danzatore, ma mancando di ritmo visivo e uditivo riempitivo, vuole richiamare orizzonti molto vasti, in un certo senso primitivi. La stessa primitività è suggerita dalle danze qui presentate che, non cercando la narrazione, si offrono, con una certa perseveranza ipnotica, come panorama da contemplare. In questo panorama ciò che accade, accade solo per un istante: come sotto un sole cocente dove ciò che si percepisce con maggior evidenza è il fondersi di tutte le cose in un unica massa liquida, mentre tutt'attorno gli eventi continuano ad apparire e a dileguarsi prima di essere stati completamente afferrati.

 

ideazione e coreografie Fabrizio Favale

danzatori Samuele Cardini, Andrea Del Bianco, Filippo Di Prima, Fabrizio Favale, Marina Giovannini

realizzazione set Le Supplici

collaborazioni tecniche e luci Paolo Rodighiero, Livio Gollini e Alberto Trebbi

durata 55 min

progetto presentato da ERT Emilia-Romagna Teatro Fondazione

con il contributo di Comune di Bologna, Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna e Gammarad Italia S.p.A.

con il patrocinio di Regione Emilia-Romagna

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