episodi scelti

Una ricerca di Fabrizio Favale Le Supplici
Progetto presentato da ERT Emilia-Romagna Teatro Fondazione
Con il patrocinio del Comune di Bologna Settore Cultura
e Regione Emilia-Romagna
in collaborazione con Ministero per i beni e le attività culturali e Museo Civico Archeologico di Bologna
sponsor Gammarad
Italia S.p.A.
Il progetto si articola in quattro Raggruppamenti di episodi.
I luoghi e i tempi della presentazione di episodi vengono scelti e comunicati
di volta in volta.
Nei Raggruppamenti viene presentata una retrospettiva degli episodi apparsi
fino a quel momento, ma con uno sguardo creativo inedito. Questo progetto pluriennale si
dispiega scegliendo episodi dalla sterminata epopea indiana
e adottando un formato performativo in cui tutto avviene esclusivamente attraverso
e nel corpo del danzatore, in questo preciso limite.
Nell’avvicinare il Mahabharata si avverte subito un limite fisico, quasi
ottico, di orizzonte: tutto tende a dileguarsi nella lontananza nonostante l’illusione
momentanea di un’immediata vicinanza (e quindi di un’apparente com-prensibilità).
Ma appena si cerca di inserire una singola storia in un contesto più
ampio, si avverte subito una vertigine: di fatto quel contesto non ha un orizzonte.
Ma proprio questo è ciò che accade nel corpo del danzatore nella
sua abilità di lasciar apparire e poi subito scomparire tutte le forme
in un orizzonte neutro. La scelta di ricondurre episodi del Mahabharata al corpo
e alle multidinamiche della danza “svincolata dalla descrizione”
nasce dunque dal tentativo di ritrovare l’apertura originaria a cui quei
testi accennano, un’apertura oltre la quale si cela ciò che fonda
il linguaggio nelle sue molteplici declinazioni: il silenzio.
Introduzione
Trentaseimila Fuochi
prima assoluta 26 luglio 2005, Ex Chiesa di San Mattia, Festival Danza Urbana
nell’ambito di Bè-BolognaEstate
Episodio I
Ermanno Olmi
capitolo I – la coperta di Prajapati
capitolo II – la coperta degli altri
capitolo III - lo stengardo di Garuda
da Adiparvan, il Libro dell’Inizio
prima assoluta dicembre 2005, ex chiesa di S. Mattia, Bologna
Episodio
II
centocinque cugini
a cura di Michele di Stefano Mk
e
Il palazzo di Maya
a cura di Fabrizio Favale
prima assoluta 24 e 25 febbraio 2006, Museo Archeologico, Bologna
Raggruppamento I
Diecimilaottocento mattoni
prima assoluta aprile 2006, Teatro Testoni, Casalecchio di Reno, Bologna
Episodio III
Foresta
e
Episodio IV
ladro del cuore e del burro
prima assoluta luglio 2006 Festival Bè-BolognaEstate
Raggruppamento II
Une histoire de caché
una ricerca su Bhagavadgita
prima assoluta ottobre 2006, Vie-Scena Contemporanea Festival, Modena
"Lo spazio scenico è pressoché vuoto, solo uno schermo per titoli in sovrimpressione davanti al margine più vicino al pubblico, e alcuni teli neri per terra, uno dei quali (continuamente tolto e rimesso) copre un vassoio mobile con alcuni pezzi di burro. Lo spettacolo inizia con una danza di Fabrizio Favale sottolineata da due parole sullo schermo: ‘saltatio’ e ‘insominis’, che capiamo essere una sorta di prologo quando, alla fine della danza, sullo schermo appare il titolo dello spettacolo ‘Une histoire de caché’. Durante il corso dello spettacolo, poi, quattro danzatori, tra cui lo stesso Favale, si alternano e interagiscono nello spazio scenico ‘interpretando’ in maniera più o meno didascalica, più o meno illustrativa, più o meno immediata le frasi o i ‘titoli’ che vengono proiettati sul già citato schermo: “Ladro del cuore e del burro”, “Membrana/et/saltator”, “”L’ingoio cosmico”, “Danza del sonno profondo”, “Mamma, è tutto falso/se non mi credi guardami nella bocca”, “E’ Nara, sarà Aryuna”, “E’ Narayana. Sarà Krsna”… e ogni azione è precisa, pulita, misurata, silenziosa e disciplinata. Favale interpreta questo racconto come un atto intimo, privato e segreto, dove le azioni in qualche modo più ‘didascaliche’, con un’immediata evidenza (come per esempio l’atto di guardare nella bocca come prescrive una delle frasi proiettate, o quello di lavare uno dei quattro danzatori - “Il bagno dei buoni e dei cattivi”) vengono nascoste da un telo nero, e in più momenti dello spettacolo anche i volti dei danzatori vengono nascosti da aste che terminano con un quadrato di tela nera. Entrano nell’azione, come materiali scenici, oltre ai teli neri, a bianche salviette e al vassoio di burro, una bacinella piena d’acqua e bianchi stracci bagnati e un tavolino nero, tutto più volte portato in scena e portato via, nascosto e svelato. Lo spettacolo è un racconto e un percorso, intimo e universale, preciso, mondano e primitivo ma anche trascendente, mitico, ancestrale. Il gesto è fluido, espande il corpo in ogni direzione, in alcuni momenti sembra persino guidato da invisibili fili manovrati però dal corpo stesso, che si scopre tutto, formato da innumerevoli parti che possono esprimere le innumerevoli potenzialità vitali dell’uomo e gli innumerevoli misteri di un testo sacro che ancora continua a colpire l’immaginazione degli artisti." Di Antonella Lamparelli
Ideazione Fabrizio
Favale
Assistenza alla coreografia Martina Danieli
Realizzazione Le Supplici
Realizzazione di episodi scelti Michele Di Stefano, Francesca
Caroti, Roberta Mosca, David Kern.
Collaborazioni tecniche Fabio Cantaluppi
Scene Le Supplici
Ricerche Fabrizio Favale