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Un ricamo fatto sul nulla


"Secondo premio miglior coreografia" al 15Masdanza The International Dance Contemporary Festival of the Canary Islands, Ottobre 2010 e "Menzione Speciale" per "i contenuti raggiunti, l'interezza e l'espressività di interpretazione, oltre a una forma di grande carica emotiva" in occasione della prima assoluta presso il National Theatre di Belgrado il 12 Maggio 2010.

Con questo lavoro Fabrizio Favale ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica al Miglior Talento Coreografico italiano 2011.

E' stato inoltre presentato al Shanghai Expo 2010, China l'8 Ottobre 2010.

E' composto da un Solo di Fabrizio Favale, un Trio danzato da Marta Capaccioli, Samuele Cardini e Martina Danieli, e un Cartoon-film realizzato da Fabrizio Favale. Il titolo del lavoro, se da un lato riflette una delle attuali visioni della danza di Fabrizio Favale, apre anche a suggestioni in cui, fra le pieghe dei movimenti dei danzatori, è possibile scorgere figure fantastiche. Su questa suggestione e questa scia di lavoro il Solo, il Trio e il Cartoon sono strettamente connessi fra loro per tracciare una sorta di fiaba legata a un mondo arcaico, naturalmente immaginario.

solo

Nella prima parte del lavoro il danzatore introduce lo spettatore in un'ambientazione fiabesca della scena, in cui compaiono un uomo e un rudere di una casetta incendiata. Questa breve fiaba narra di quell'uomo che si prende cura di quei resti bruciati. Successivamente appare una figura semiselvaggia presenta la sua esistenza in stretta relazione con ipotetici elementi della foresta, in cui egli si muove attraverso come in un aereo ricamo. Alla fine del pezzo il danzatore diviene una sorta di sciamano che evoca una tempesta di pioggia nella foresta. Il Cartoon amplifica questa visione creando un ambiente mutante, dove tutto si trasforma continuamente, passando dagli alberi all'ombra animata del danzatore e viceversa, in un disegno, spaziale e temporale strettamente connesso ai movimenti coreografici.

trio

Questa seconda parte del lavoro si svolge, dall'inizio alla fine, in una linea composta da tre danzatori, uno dietro l'altro. Ogni movimento, ogni articolazione, ogni dinamica attraversata da uno è il filo di movimento che corre e attraversa lo spazio vuoto e il tempo, e si articola, si ritorce, si assottiglia, si sgrana, si infittisce, si biforca, si attorciglia e svanisce fra le pieghe del movimento dell'altro: come in un ricamo fatto sul nulla.

Ideazione, ricerche, coreografia, set e luci Fabrizio Favale

danza Samuele Cardini, Marta Cappaccioli, Martina Danieli e Fabrizio Favale

con il contributo di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Comune di Bologna, Regione Emilia Romagna e Gammarad Italia.

Ringraziamo Cango Cantieri Goldonetta Firenze, Raum Bologna Ferrara Dance Motive, Fienile Fluò Bologna, Spazio Danza Bologna, Centro Coreografico De La Gomera Canary Island per la gentile concessione degli spazi in cui questo lavoro ha preso forma.


Recensioni

DANZA & DANZA: "Per un numero selezionato di spettatori Fabrizio Favale Le Supplici deposita il suo dittico Un ricamo fatto sul nulla nei sotterranei della Pinacoteca Nazionale: quello che disegna è un gesto rapido e leggero, che addomestica il tempo (tutto quello che occorre, fino alla quasi-immobilità) e rende palpabile lo spazio con le torsioni del busto, i guizzi delle braccia e un impulso rotatorio di ascendenza orientale. E' una danza quasi sacra, densa di pensiero e mai superflua, un ricamo volatile e tanto più prezioso". Di Maria Cecilia Bizzarri

"Le Supplici di Fabrizo Favale, con il Un ricamo fatto sul nulla, un estratto dallomonimo spettacolo, ricama in trio quellimpermanenza che è la danza con braccia slanciate, corpi sfasati, slogati, ricomposti, nel campo lungo di piazza Maggiore. Sono allineati, i tre danzatori, bravissimi, controllati e pronti a metamorfosi iperboliche fatte di un gesto, un piegamento, uno squilibrio, un intreccio. Vanno insieme. Si scompongono. Si catturano, si avvinghiano, si proteggono, si distaccano.
I
tre interpreti, Marta Cappaccioli, Samuele Cardini, Martina Danieli, ora si insinuano, compongono morbidi gruppi scultorei che subito si divincolano, si imperniano, si riuniscono, si triplicano, si sciolgono come pianeti, come falene, si sorreggono (sotto una lieve musica stellare). Un gesto. Un altro. Un fuoco, una fiamma fatta di corpi, di mani e braccia, una forma sacra (un idolo), una leggera sospensione del tempo che macina e trasforma la presenza del corpo, il disegno in divenire scorrere sparire. Un vento che trascina e trattiene. Uno sguardo dentro, di un coreografo poeta capace di dare alla tecnica una voce filosofica e interiore. Il sole al tramonto riscalda la cupola distante di Santa Maria della Vita, il palazzo dei banchi del Vignola, il culmine tagliato di San Petronio. Il trio va verso la fine con un precipitare, bloccato, trattenuto, rallentato, inevitabile, e il ritrarsi degli altri due danzatori, lentissimo: e sollevarsi allassenza". Di Massimo Marino


video lavoro completo

video trio


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nota al lavoro

Una mattina, a colazione, un mio amico, il coreografo Michele Di Stefano, mi chiede che linea sto dando all'attuale lavoro. Rispondo che il mio problema al momento è “come spostarmi da qui a lì”. Questa risposta mi ha sorpreso, ed è rimasta per un pò lì, sospesa, prima di dileguarsi. Come se non l'avessi data io... Ma era una risposta? No, era la comparsa improvvisa di una domanda che chiedeva, appunto: “come mi sposto da qui a lì?”. Che strana domanda, è così semplice che cela senz'altro qualcos'altro. Ora mi pare una domanda-fondale, una domada-roccia: come se la sua provenienza sia da un fondo oceanico. Oppure mi pare una di quelle domande che amano comparire con le sembianze di un fanciullo, pronto, col suo sorriso, a far sgretolare un mondo. Forse perché è così inattesa da non essere percepita neanche come domanda, e, al contempo, così scontata e ripetuta, nel mestire di coreografo, da risultare estenuata: un tappeto su cui normalmente si cammina, e a cui più non si bada. Il problema è che sembra che domande come questa non vogliano, per così dire, una risposta particolare; anzi sembra che non vogliano affatto una risposta: forse perché la risposta è già contenuta nella domanda? E vuole essere solo riconosciuta? Vediamo. Se qualcosa chiede un “come” (spostarsi da qui a lì), vuol forse dire che è escluso lo spostamento diretto, e che occorre dunque un “modo”. Non è specificato quale di preciso, e forse è anche superfluo individuarlo: l'importante è che lo spostamento non sia diretto e coatto. Occorre allora che venga riconosciuta una differenza, anzi la differenza, che dice: “così o cosà, non sono la stessa cosa”. Certo, ma cosa bisogna fare? Delle circomvoluzioni? Dei giri larghi? Prendere delle vie tortuose per andare da qui a lì? Oppure occorre solo prendere tempo?... Non si sà. Perché il fanciullo se n'è già andato. E' ritornato là da dove è venuto, portandosi così domanda e risposta assieme. E ora? Che fare senza fanciullo? Forse un ricamo. Un ricamo fatto sul nulla.