Argon

Un lavoro di Fabrizio Favale – ZimmerFrei – First Rose

 

Durata variabile da 30 a 90 minuti

 

Coreografia Fabrizio Favale
Set First Rose
Danzatori Daniele Bianco, Vincenzo Cappuccio, Andrea Del Bianco, Fabrizio Favale, Francesco Leone, Stefano Roveda, Mirko Paparusso, Danilo Smedile
Video Anna de Manincor | ZimmerFrei
Suono Massimo Carozzi | ZimmerFrei
Co-produzione Museion / Bolzano Danza / KLm / ZimmerFrei
Con il contributo di MIBACT / Regione Emilia-Romagna

 

Foto Anna De Manincor | ZimmerFrei and Andrea Macchia

 

 

 

 

Chapter one – Solenoide | An Invented Forest

 

Chapter two – Vulcano | Something from the Museion underground

 

Chapter three – Rena | The Boreal Boy ~ The Boy Marine

 

Questo lavoro, composto da coreografia e video arte, parte da un’idea di articolazione dei concetti di stato della materia – aeriforme, solido, liquido, plasma – e ne traccia i contorni in nuove derive d’invenzione, fino ad approdare in paesaggi dell’immaginario dove si intravedono profili, creature, uomini, storie. L’esplorazione dei diversi stati della materia viene qui trasposto in danza, nel tentativo di rivelare quale tipo di emozioni, relazioni e nuove forme danzate questo processo può generare.
La coreografia procede continua a variabile come un cielo montano o densità di foresta, attraversando brani dalle alte intensità dinamiche e emotive, fino quasi a dissolversi nella leggerezza e rarefazione.
Il nome “Argo” è in effetti molte cose e molte forme. È allo stesso tempo un elemento chimico gassoso leggerissimo, è un’antica città greca, è la nave degli Argonauti, è il nome del cane di Ulisse… Questo lavoro presenta un universo molto variabile e alterabile, agito da un piccolo gruppo di giovani uomini, che attraverso la danza rivelano momento dopo momento suggestioni molto diverse, che fluttuano da qualcosa di molto astratto e inorganico come densità di gas, o qualcosa di ancestrale e mitico come in un gruppo di nudi atleti greci, o che si surriscalda e diventa ardente come in un’attrazione d’amore.

La coreografia è in stretto rapporto con tre diversi video di ZimmerFrei, realizzati rispettivamente su un’isola vulcanica del Mar Egeo, su un’isola di sabbia del mare del Nord e nel sottosuolo del più grande laboratorio di fisica delle particelle d’Europa CERN. I tre potenti paesaggi e le loro variazioni cromatiche fanno da contraltare immaginativo, ma anche da ambiente luminoso. Ogni paesaggio lascia intuire o solo presumere che qualcosa stia per accadere, qualcosa che arde dall’interno, come sulle pendici d’un vulcano greco, o come subito prima d’un bacio.